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Le rovine di Bergiola possono tranquillamente definirsi le antiche vestigia di un vecchio microcosmo. Un piccolo mondo che, pur nella limitatezza delle sue possibilità e nel rigore della sua vita, disponeva di tutte le risorse essenziali.
Una fonte fuori dal paese, alla quale attingere l’acqua da bere e per cucinare, tre cisterne per l’acqua piovana, in paese, per gli altri usi.
Una cava di pietre e la sabbia silicea per murare.
Una cinta muraria, per difendere dall’esterno e tenere internamente uniti.
Una chiesina, dove scandire religiosamente i momenti della vita familiare e sociale.
Una piazzetta dove incontrarsi e parlare di fatti personali, familiari e comunitari.
Il terremoto del 7 settembre 1920 aveva siglato il destino di Bergiola, seppur traumaticamente fissandone l’immagine: negli anni successivi Bergiola era diventata un luogo sinistro e, nell’immaginario collettivo, popolato di fantasmi.
La distruzione sismica, al di là dei danni apportati, poteva significare per il borgo una sorta di irrigidita conservazione, poteva preservarlo da tutte quelle mancanze di rispetto storico e urbanistico che, più o meno, si lamentano in tutti gli antichi centri, grandi o piccoli, del nostro territorio. Purtroppo così non è stato, e Bergiola ha dovuto subire altri e, rispetto al sisma, più pesanti oltraggi. Negli ultimi decenni, ruspe, trattori, o più precisamente i loro conducenti e committenti, hanno perso ogni timore riverenziale e in assenza di ogni rispetto umano e culturale, hanno preceduto in un’opera di cancellazione dei tratti materiali e della memoria di Bergiola.
Noi ci riproponiamo, intanto, di ri-citare Bergiola, nei cui confronti ci è sembrato di registrare finora una strana congiura del silenzio, di richiamare l’attenzione sul suo passato come parte integrante e significativa della storia della Garfagnana e della Lunigiana, di sollecitare il fermo immediato all’imperdonabile distruzione e cancellazione di ciò che resta di Bergiola, attraverso interventi amministrativi del Sindaci del Comune di Minacciano e della competente Sovrintendenza alle Belle Arti inserendo il paese in un progetto globale di recupero.
Infine vorremmo stimolare un processo di riappropriazione culturale di un bene storico, urbanistico e paesaggistico, da parte di tutta la popolazione della zona, anche allo scopo di instaurare un nuovo, più equilibrato e maturo rapporto fra gli uomini e la natura e fra gli uomini e la loro stessa storia.


 


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